LA VOCE DEL CORPO

“Quanto pesa davvero uno sguardo?
Che cosa resta di noi, se inseguiamo una perfezione che non esiste?
E se proprio lì, nelle nostre imperfezioni, si nascondesse la nostra forza più autentica?
Quante storie restano in silenzio, dietro uno schermo sempre acceso?
Siamo pronti ad ascoltare davvero la voce del nostro corpo?”
Martedì 21 aprile alle 20.30 al teatro Storchi di Modena abbiamo partecipato a “Invivavoce”, l’evento organizzato da Gazzetta di Modena in collaborazione con il CSI Modena. Danza, teatro, musica per raccontare e raccontarsi. Ecco Il testo scritto e interpretato dai nostri ragazzi su coreografie di Licia Baraldi:
Dove sei?
Mi manchi.
Mi manca come mi facevi stare quando eravamo insieme, insieme e felici. O almeno io ero felice e lo posso affermare con sicurezza perché non sapevo di esserlo, e quella è la vera autentica felicità.
Mi mancano i tuoi suoni, il tuo respiro fresco addosso, i tuoi odori. Quelli sgradevoli e quelli buoni.
Senza di te sono un’ombra, o poco più.
Cammino senza lasciare impronte e quando mi giro per guardarmi alle spalle non so più da dove sono venuta, per dove sono passata. Solo ora capisco che loro, le impronte, sono così importanti. Sono le impronte che lasciamo che dicono che viviamo.
Io, senza impronte, sono solo aria, non vivo più. Senza corpo non so più chi sono. Dove sei? Prima non ero mai sola, c’eri sempre tu, a contenermi e a proteggermi. Ora quando sono sola, sono sola per davvero e mi sale una paura matta.
Credevo di essere forte, ma quello forte eri tu, ora che te ne sei andato sono fragile come uno strato di carta velina. Ti ho tradito, lo so.
Non c’è giorno che passi senza che io ti pensi. Se chiudo gli occhi ti vedo, ti sento. Eri così bello e io ero salda, attaccata a terra, ora svolazzo lontano e una corrente d’aria troppo forte è in grado di prendermi e portarmi via.
È così bello sentire di potersi fidare totalmente di qualcuno. Di te ci si può fidare.
Mi avvolgi silenziosamente, mi stringi con sicurezza e io affondo nel tuo abbraccio caldo.
A volte sei tu che mi guidi, gli altri non lo sanno e non se ne accorgono, ma io lo sento. Basta mettersi in ascolto. Mi prendi per mano, zittisci i pensieri e io solo ascolto.
Un braccio si alza, lo segue la spalla, siamo seduti a tu per tu, a scambiarci parole in una lingua solo nostra, in una stanza appartata dall’universo. La tua voce è la più dolce che io conosca, mi culla amorevolmente e io sento solo lei.
Poi, all’improvviso, si silenzia, tornano i pensieri.
Il sangue pulsa nelle orecchie, la pelle è coperta di goccioline di sudore, il cuore batte rumorosamente. Non parli più ma io so che ci sei e che sempre torni quando ne sento il bisogno e che la magia che ho vissuto è un dono che si rinnova e si rinnova e si rinnova, è custodito dentro di me.
Dentro di noi, uno imbrigliato all’altro, uno contenuto nell’altro, sei me e sei fuori da me.
Io rimango in attesa. C’è un cantuccio caldo in cui so che ci ritroveremo di nuovo a parlare.